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postheadericon La luna e i falò | 30/01/2012

Cari amici di quinta di copertina,

come già stabilito, ci vedremo “impavesati” il giorno 30 gennaio 2012 ore 18, stessa spiaggia stesso mare. Si discuterà de’ “La luna e i falò” di Cesare Pavese .

Coloro che si sentissero “spavesati” per non aver letto il libro, sono pregati di venire lo stesso, a patto che si adattino al proverbio: “ Pavese che vai, usanza che trovi”

Vi aspettiamo numerosi e anche di più,

Manlio e Livia

Appuntamento: ore 18:00, Via Segrera 23 Napoli


Cesare Pavese

La luna e i falò è l’ultimo romanzo dello scrittore Cesare Pavese, scritto in pochi mesi nel 1949 e pubblicato nella primavera del 1950. Il romanzo presenta elementi autobiografici dello scrittore piemontese ed è quello che conclude la sua carriera di narratore. Il romanzo è dedicato all’ultima donna della vita di Pavese, Constance Dowling.

Breve Analisi

Nel significato del titolo La luna e i falò vi è il chiaro riferimento mitico al ciclo delle stagioni che affianca tutte le vicende del destino dell’uomo. La luna, che ha qui funzione di simbolo, serve a scandire il ritmo dell’opera e ad instaurare il rapporto tra la terra e il cielo.

Il racconto è strutturato su due piani narrativi, quello dell’infanzia, con le sue scoperte e il desiderio di avventura e quello della maturità e della delusione. Ai bagliori dei falò, che venivano accesi di notte durante le feste contadine e riflettendosi nel cielo rappresentavano per il bambino un momento magico e di scoperta, si contrappongono altri falò che comportano per il protagonista la perdita delle illusioni e la decisione di lasciare il paese. Uno di questi falò è reso dall’autore in senso metaforico con l’episodio dell’incendio che il padre di Cinto appicca al “casotto di Gaminella” distruggendolo insieme al passato, mentre un altro fa riferimento a quanto accaduto a Santa. Ed è con le parole di Nuto che fanno riferimento alla fine della giovane che il romanzo si chiude:

«[...] gli chiesi se Santa era sepolta lì. – Non c’è caso che un giorno la trovino? Hanno trovato quei due… Nuto s’era seduto sul muretto e mi guardò col suo occhio testardo. Scosse il capo. – No, Santa no, – disse, – non la trovano. Una donna come lei non si poteva coprirla di terra e lasciarla così. Faceva ancora gola a troppi. Ci pensò Baracca. Fece tagliare tanto sarmento nella vigna e la coprimmo fin che bastò. Poi ci versammo la benzina e demmo fuoco. A mezzogiorno era tutta cenere. L’altr’anno c’era ancora il segno, come il letto di un falò.»

postheadericon 19 Dicembre – La storia meravigliosa di Peter Schlemihl

Gentili conlettori,

prima che i baccanali natalizi ci facciano assumere qualche chilo in più, ingrassando anche le nostre ombre, compresa quella del recente amico Peter Schlemihl, vi ricordiamo che il prossimo incontro di quinta di copertina è previsto per il giorno 19 dicembre, stesso luogo stessa ora; colà riuniti discetteremo amenamente del libro di Adelbert von ChamissoLa storia meravigliosa di Peter Schlemihl”,  che di ombre pare se ne intendesse più di noi.

In attesa, vi salutiamo calorosamente,

Manlio e Livia


la storia meravigliosa di peter schlemihl

fonte wikipedia

Un giovane povero, Peter Schlemihl, giunto in una nuova città in cerca di lavoro si reca presso il signor Thomas John con una lettera di raccomandazione. Lì incontra uno strano uomo (che è in realtà il demonio) che, deciso ad acquistare la sua ombra, gli offre in cambio una borsa magica, dalla quale è possibile estrarre all’infinito monete d’oro. Egli rimane inizialmente stupito dall’offerta, ma alla proposta delle monete d’oro accetta lo scambio.

Da quel momento iniziano le sue difficoltà: le persone rimangono stupite e spaventate da quest’uomo a cui manca l’ombra, e lo rifiutano in quanto è diverso e strano.

Neanche l’oro riesce a consolare la sua solitudine e ad eliminare le difficoltà, che lo costringono a scappare dalla città in cui era giunto. Lì viene accolto come un benefattore grazie all’aiuto del suo fidato servitore Bendel, e viene ricoperto di tutti gli onori…

postheadericon 05-12-2011 – L’uomo che fu giovedì di Gilbert K. Chesterton

l'uomo che fu giovedi

L’uomo che fu giovedì

L’appuntamento del 5 Dicembre ci vedrà discutere romanzo giallo “L’uomo che fu giovedì” dello scrittore inglese Gilbert K. Chesterton.

Pur essendo stato pubblicato nel 1908, ebbe successo solo nel 1971 quando fu incluso nella celebre serie “Ballantine Adult Fantasy” della Ballantine Books.

Citando wikipedia, si può dire che nonostante il libro tratti l’argomento Anarchia, non è un’esplorazione od una confutazione del pensiero anarchico; la costruzione ad hoc dell’”Anarchismo filosofico” dell’autore si distingue da quella ordinaria e si riferisce più ad una ribellione contro Dio, che contro il Governo. Il romanzo è stato descritto come “uno dei cardini nascosti della scrittura novecentesca, il luogo dove, sotto i nostri occhi, la tradizione nonsense-fantastica fa ruotare autori come Lewis Carroll ed Edward Lear e diventa l’incubo-fantastico, tradizione nella letteratura di Kafka e Borges”.

postheadericon 14-11-2011: Il cappello del prete

Valenti cavalieri senza paura e senza macchia,

la prossima crociata narrativa è bandita per lunedì 14 novembre sul solito campo di battaglia di via Sagrera, 23 alle ore 18.

Oggetto della disputa sarà il romanzo di Emilio De Marchi “Il cappello del prete”.

Vi aspettiamo lancia in resta,

Manlio e Livia 


Il cappello del prete

il cappello del prete

Descrizione

Pubblicato a puntate nel 1887 e in volume nel 1888, “Il cappello del prete” è stato il romanzo più famoso di Emilio De Marchi, subito tradotto anche all’estero. Ambientato a Napoli, narra le vicende del nobile squattrinato Carlo Coriolano, barone di Santafusca che, ridotto alla rovina dai debiti di gioco e da una vita oziosa e dissipata, uccide il ricco prete usuraio don Cirillo per impossessarsi dei suoi soldi. Ma al suo “delitto perfetto” manca un dettaglio chiave: l’occultamento del cappello del prete. Diventato un indizio pericoloso, il tricorno tormenterà il barone come una sorta di allucinazione ricorrente, fino ad arrivare, dopo una serie di peripezie, davanti al banco del tribunale per inchiodarlo alla sua colpa. Romanzo originale, definibile un “giallo psicologico”, “Il cappello del prete” resta ancora oggi un esempio di letteratura d’intrattenimento di alto livello, in cui De Marchi riprende la lezione della grande narrativa europea – da Dostoevskij a Poe, da Manzoni al verismo – alternando con maestria il tono leggero del bozzetto ottocentesco con il registro cupo del romanzo gotico.

Versione cinematografica

Nel 1943 Ferdinando Maria Poggioli girò un adattamento cinematografico Il cappello da prete. Il film si discosta notevolmente dal libro di De Marchi. Tanto per cominciare, probabilmente per questioni di censura, Don Cirillo non è un vero prete ma un seminarista che ha interrotto gli studi per motivi non meglio specificati [2]. La figura del Barone Carlo Coriolano di Santafusca, nel film, è trattata con una certa benevolenza: è un personaggio arrovellato e dolente vittima di se stesso. Nel libro invece è descritto come cialtrone spendaccione e cinico.

Oltre ad altri importanti particolari riguardo alla morte di Don Cirillo fondamentale è la modificia del finale, che vede il Barone esprimersi in una confessione in terza persona di stampo catartico ed autopunitivo, confessione a cui segue lo sprofondare nella follia sancito da una liberatoria risata. Finale concettualmente ben diverso da quello del libro. Bravissimo Roldano Lupi, che interpreta un allucinato e sofferente Barone di Santafusca; perfetto Luigi Almirante che incarna un Don Cirillo ambiguo e avido. Bravi anche i comprimari Luigi Pavese, Loris Gizzi e lo sfortunato Elio Marcuzzo. Il film uscì in prima proiezione pubblica il 10 novembre 1944 con il titolo Il cappello da prete. [fonte: Wikipedia]

Potete vedere il film direttamente qui di seguito, esso è diviso in tre filmati.

Puntata 1

Puntata 2

Puntata 3

 

postheadericon 31 Ottobre 2011: “Fosca” di Igino Ugo Tarchetti

Cari fedeli,

la prossima cerimonia di quinta di copertina è prevista, se Dio vuole, per il giorno 31 ottobre ore 18, nel solito luogo di culto narrativo; e, come molti di voi già sapranno, prevede le vostre riflessioni sull’epistola di “Tarchetti a Fosca” (vulgo “Fosca” di Igino Ugo Tarchetti).

Nella speranza di vedervi sempre più numerosi vi auguriamo pace e bene.

 

Manlio e Livia


igino ugo tarchetti

Iginio Ugo Tarchetti (San Salvatore Monferrato, 29 giugno 1839 – Milano, 25 marzo 1869) è stato uno scrittore, poeta e giornalista italiano.
Collaborò con le testate Rivista minima, Il giornale per tutti, La settimana illustrata, Il gazzettino rosa, Il pungolo, e tentò di lanciare senza successo un periodico proprio, il Piccolo giornale.

Fosca è il romanzo più famoso dello scrittore Iginio Ugo Tarchetti. Uscito a puntate sulla rivista Il pungolo nel 1869 e raccolto in volume nello stesso anno, è uno dei più rappresentativi romanzi della Scapigliatura.
Tarchetti morì prima di terminare il terzultimo capitolo, che fu completato dall’amico Salvatore Farina.

postheadericon Appuntamento del 17/10/2011

leggere

Stasera (17/10/2011), alle ore 18:00, appuntamento a casa Santanelli per confrontarci con la terna dei libri letti durate la tregua estiva:

  • “Una scrittura azzurro pallido” di Franz Werfel
  • “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana” di Carlo Emilio Gadda
  • “Stringimi le mani” di Massimo Petrucci <vedi sito>

Vi ricordiamo che il prossimo libro da leggere e su cui discuteremo nel successivo incontro è “Fosca” di Iginio Ugo Tarchetti edito da Mursia.

 

(Il dipinto è “Il piacere della lettura” olio su tela di Matteo Pavani)

postheadericon Incontro del 3 Ottobre 2011

donna che legge | botero

Carissimi condomini di “quinta di copertina”,

mentre ancora imperversa l’anticiclone africano ci apprestiamo a riprendere la nostra iniziativa, nella speranza che tutti Voi siate disponibili ed ansiosi al pari di noi.

Il prossimo incontro è previsto per il giorno 3 ottobre 2011, sempre alle ore 18.

In tale circostanza verrà proiettato il film di Pietro Germi “Un maledetto imbroglio”, tratto da uno dei tre libri che ci eravamo assegnati come lettura estiva, ossia “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, di Carlo Emilio Gadda.

Gli altri due libri, di cui parleremo nei successivi incontri, come ben ricorderete sono: Stringimi le mani” di Massimo Petrucci, e “Una scrittura femminile azzurro pallido” di Franz Werfel.

Vi aspettiamo a porte aperte e animali rinchiusi.

manlio e livia 

 

Immagine: “Donna che legge”, Botero

postheadericon Libri per l’estate

Cari amici di “Quinta di copertina”,

ieri c’è stato l’ultimo incontro prima della pausa estiva, ci rivedremo tutti a settembre! :-)

Tra chiacchiere sui libri, saluti, pizze con la parmigiana, dolci e risate, ci siamo salutati, ma non prima di aver scelto due libri da portare in vacanza.

Il primo è “Una scrittura femminile azzurro pallido” di Franz Werfel di cui potete vedere qui di seguito una foto:

franz werfel

Franz Werfel è uno scrittore e drammaturgo austriaco, di origine ebrea, nato a Praga nel 1890. Il romanzo “Una scrittura femminile azzurro pallido” è del 1955. Il protagonista è un uomo, Leonida, cito dal libro: “Per quel nome opprimente non meno che eroico poteva dir grazie a suo padre, che a parte questa eredità, da povero insegnante di ginnasio qual era, non gli aveva lasciato altro che un’intera collezione di classici greci e latini, nonché dieci annate dei Tübinger altphilologische Studien”.

Una lettera vergata da una “scrittura femminile azzurro pallido” fa riaffiorare la storia di un amore cancellato, simile a una tomba interrata che nessuno riesce più a localizzare, nella memoria di un brillante funzionario viennese dal «cuore guasto»,“tanto più si concentrava per  evocare in sè quella immagine che così stranamente era andata perduta, tanto più irrimediabilmente si faceva il vuoto che, quasi a volerlo deridere,  lei aveva lasciato dentro di lui”.

In questo romanzo breve, del popolare scrittore boemo Franz Werfel, che apparve a Buenos Aires nel 1941, Leonida, il protagonista è un uomo sui cinquant’anni, sposato, capodivisore del Ministero, ambiguo e dalla psicologia tormentata e inquieta; su esso l’autore proietta tratti e tracce dichiaratamente autobiografici.
Sullo sfondo del libro rivivono le atmosfere austriache del 1936, l’arrendevolezza dei ministri convinti a torto di poter frenare con l’antisemitismo la pressione inarrestabile di Hitler (che Werfel non esitò a definire un “satanico anticristo”).

Il libro è edito da “Gli Adelphi”, costa 8,50.

una scrittura femminile azzurro pallido franz werfel


Il secondo suggerimento è “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, un romanzo dello scrittore Carlo Emilio Gadda. All’inizio non era un romanzo, infatti apparve per la prima volta nel 1946 sulla rivista Letteratura in cinque diverse puntate. Solo 11 anni dopo Garzanti lo pubblicò in forma di unico romanzo.

carlo emilio gadda quer pasticciaccio brutto de via merulana

Ecco la trama, senza svelare il finale:

<<Roma, marzo 1927. Durante i primi anni del fascismo, il commissario della Squadra Mobile di Polizia Francesco “Don Ciccio” Ingravallo è incaricato di indagare su un furto di gioielli ai danni di un’anziana donna di origini venete, la vedova Menegazzi. In seguito viene uccisa, nello stesso palazzo che era stato teatro della rapina, la moglie di un uomo piuttosto ricco, la signora Liliana Balducci. Il luogo del furto e dell’omicidio è un tetro palazzo di via Merulana 219, noto come “Palazzo degli Ori”, situato poco distante dal Colosseo.
La narrazione parte con la descrizione dell’ambiente attorno alla signora Balducci e si allarga ai Castelli Romani da dove provengono le domestiche della signora e le “nipoti”, ragazze che accoglieva come figlie per compensare solitudine e mancata maternità. Intorno una folla di comparse: la svenevole e avvizzita contessa Menegazzi, vittima del furto, il commendator Angeloni “prosciuttofilo”, i brigadieri della questura, i carabinieri di Marino a caccia di indizi nella campagna, le figure sfocate delle domestiche e nipoti.>> [wikipedia]

 

 


Il terzo romanzo da portare sotto l’ombrellone è “Stringimi le mani” di… Massimo Petrucci. Ecco, a dire il vero, scrivere del mio romanzo in “Quinta di copertina” è per me un vero onore e, sempre ad essere sincero, mi provoca abbastanza imbarazzo. Ringrazio di vero cuore Livia e Manlio che mi hanno dato questa possibilità, spero tanto di non deludere le vostre aspettative.

 

Evito di pubblicare la mia foto e passo a quella del romanzo:

stringimi le mani massimo petrucci

Raccontare di cosa parla, per me che l’ho scritto, non è cosa facile. So che può sembrare assurdo, ma il motivo è che ci sono tante cose, tante riflessioni. Direi però che è un libro che racconta dell’amore, della morte, del sesso, del diverso, della periferia, del fatto che quando sei giovane pensi che hai il mondo nelle tue mani, ma quando poi la vita te lo getta davvero tra le braccia, allora sì che ne senti tutto il suo peso! E’ anche un romanzo che parla del cambiamento e di come, camminando per chilometri si finisca poi di nuovo al punto di partenza, ma questa volta non siamo più ciò che eravamo quando siamo partiti, e il viaggio ricomincia.

Se volete saperne di più potete visitare il sito ad esso dedicato: http://www.stringimilemani.it, dal quale potrete anche scaricare e leggere le prima 43 pagine del romanzo.

Vi lascio con il booktrailer che ne sintetizza l’emozione.

httpv://www.youtube.com/watch?v=_H9mRh3vdLo

 


Tutti i romanzi possono essere acquistati da Guida Merliani in via Merliani 128 (Vomero) tel. 081.556.01.70. Facendo presente che siete del gruppo di lettura di Quinta di copertina, avete diritto ad uno sconto. :-)

postheadericon “Caro Michele” – Natalia Ginzburg

caro michele natalia ginzburg

«Caro Michele»: il piú classico degli incipit epistolari è quello che Natalia Ginzburg sceglie come titolo del suo romanzo. Una madre già avanti negli anni ma ancora giovane e un figlio lontano fisicamente e ancor piú (e soprattutto) distante nelle idee, nelle esigenze, negli affetti e nei dolori. Un figlio per il quale la madre prova rancore, ma dal quale non riesce a staccarsi; e l’ultimo, irrescindibile cordone ombelicale è fatto di sole lettere. 
Sorta di Lessico famigliare dieci anni dopo, Caro Michele è un romanzo dai personaggi dispersi, divisi dall’incomunicabilità e destinati alla solitudine, e la scelta del genere epistolare suona provocatoria e simbolica.

Con la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia essenziale e l’antologia della critica.

natalia ginzburg

Natalía Ginzburg, nata Levi (Palermo, 14 luglio 1916 – Roma, 7 ottobre 1991), è stata una scrittrice italiana di primo piano della letteratura italiana del Novecento.

 

 


APPUNTAMENTO: Discuteremo della lettera di questo libro come sempre a “Casa Santanelli”, alle ore 18:00 del 13 Giugno 2011 20 Giugno 2011.

 

postheadericon discussione su “Lettera a mia madre” – Simenon

lettera a mia madre georges simenon

Appuntamento per lunedì 16 Maggio 2011 alle ore 18:00.

Discuteremo del rapporto tra madre e figlio partendo dal libro “Lettera a mia madre” di G. Simenon ed integrando gli spunti di riflessione venuti dalla visione di “Regina Madre” di Manlio Santanelli, proiettata lunedì scorso.


 

“Lettera a mia madre” di Georges Simenon

Dopo anni di assenza, Georges Simenon torna a Liegi per assistere agli ultimi giorni della madre novantenne. Nella stanza dell’ospedale due occhi di un grigio slavato lo fissano: «Perché sei venuto, Georges?». E qui comincia un ultimo duello, silenzioso e immobile, fra madre e figlio. Per quasi cinquant’anni si sono visti poco. Ma un filo resistentissimo lega quella donna minuta, che ha vissuto sempre dello «stretto necessario» nel suo angolo del Belgio, e quello scrittore celebre in ogni parte del mondo, ricchissimo, il caso più stupefacente di fecondità nell’invenzione romanzesca. I loro rapporti non sono mai stati facili, nessuno dei due è abituato all’espansività dei sentimenti. «Ed ecco che ora, dopo tanti anni, vecchi tutti e due, ci ritroviamo faccia a faccia in quest’ospedale, con questi personaggi di cera intorno a noi». Eppure, solo ora Simenon ha l’impressione di capire sua madre, e insieme di non sapere quasi nulla di lei. C’è un fondo comune in questi due esseri: la madre, testardamente, ha «sempre voluto appartenere al mondo della piccola gente»; il figlio si è nutrito di quel mondo in ogni nervo per evocare, con sonnambolica sicurezza, centinaia di personaggi. E solo ora, nella scansione perfetta di questa Lettera, si avvicina alla verità di un personaggio di tale forza che gli ha resistito sino alla morte. Lettera a mia madre è stato pubblicato per la prima volta nel 1974.


“Regina Madre” di Manlio Santanelli

Commedia a due personaggi ambientata ai nostri giorni, “Regina Madre” prende le mosse da un classico ‘ritorno a casa’.Alfredo, grigio cinquantenne segnato dal duplice fallimento di un matrimonio naufragato, che ancora lo coinvolge, e di un’attività giornalistica nella quale non è riuscito ad emergere, un giorno si presenta a casa della madre dichiarandosi deciso a rimanervi per poterla assistere nella malattia. In realtà egli nutre il segreto intento di realizzare uno scoop da cronista senza scrupoli: raccontare gli ultimi mesi e la morte della vecchia signora.Ma la vecchia signora, di nome Regina, seppure affetta da ogni specie di infermità, appartiene alla categoria delle matriarche indistruttibili. Tra i due personaggi in scena si instaura così un teso duello, condotto mediante uno scambio ininterrotto di ricatti e ritorsioni, di menzogne e affabulazioni. Fa da cornice alla vicenda un interno dall’aria domestica e rassicurante, che però, nell’offrire un perimetro ben preciso ai fantasmi mentali dei protagonisti, finisce per assumere i toni e le suggestioni di un realismo allucinato. In questo microcosmo dai confini continuamente invocati e negati, madre e figlio si inseguono, si cercano e si respingono saccheggiando presente, passato e futuro, in una incalzante altalena di emozioni che hanno nel grottesco la tonalità dominante. A soccombere, alla fine, sarà il figlio. Ma, come sempre accade nelle coppie legate per la vita e per la morte, anche qui non sarà possibile, e neanche legittimo, distinguere il vincitore dal vinto.